trio
"Io non sono un cuckold."
07.05.2026 |
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"Lei portò le sue mani sulla mia, che indugiavano sul suo basso ventre, e la premette con forza contro di sé, come a voler dettare il ritmo e la profondità di quel tocco..."
Quella sera avevo aperto il sito quasi per abitudine, scorrendo profili senza troppa convinzione, quella solita ricerca meccanica di qualcosa che accenda un interesse finché non mi sono fermato su una foto di lei: era uno di quegli scatti casalinghi, non studiati, dove si capiva che a reggere il telefono era lui, mentre lei si stava sfilando i jeans sdraiata a letto. Sembrava che si stessero preparando a fare l'amore e che lui, travolto da quel momento di intimità, avesse voluto catturare un istante prima di buttare via il telefono e saltare sul letto. Erano on line e il sito aveva segnalato la mia presenza.Mentre stavo ancora guardando le loro foto mi arrivò un messaggio.
“Ti piace quello che vedi?”
Sono rimasto stupito nel leggerlo. Era una cosa insolita. Quasi sempre sono i singoli a dover rompere il ghiaccio, a mandare l'invito sperando di non essere ignorati; le coppie, di solito, se ne stanno sulla riva ad aspettare che qualcuno si faccia avanti. Che fossero loro a scrivermi per primo cambiava le carte in tavola. Mi sono chiesto che tipo di risposta avrei dovuto scrivere. Ho deciso di rispondere senza tanti giri di parole, lasciando che fosse la sincerità a dettare il ritmo.
“La foto in cui lei si toglie i jeans… è uno scatto che toglie il fiato. Si sente tutta l'elettricità che c'era in quella stanza mentre la fotografavi. Vi stavate preparando per una notte di sesso, vero?
La sua risposta non si è fatta attendere, le tre palline del “sta scrivendo...” sono apparse quasi istantaneamente.
"Esatto. Hai colto bene. Quella sera è stata incredibile, e riguardare quella foto mi fa lo stesso effetto ogni volta. Mi piace condividere la bellezza di mia moglie, vederla desiderata..."
“Beh, ci riesci bene. Sei un uomo fortunato, ma sei anche uno a cui piace maledettamente farlo sapere."
“E’ così. Mi eccita l'idea che altri la desiderino. Mi piace che lei sappia di avere tutti quegli occhi addosso. È una scarica di adrenalina pura per entrambi."
"Posso chiederti una cosa? Vuoi limitarti a mostrarla o cerchi altro?"
È stato a quel punto che lui ha definito meglio lo spazio che voleva occupare.
"Cerco altro, ma è proprio qui che di solito i singoli fanno confusione. Appena leggono che una coppia cerca un uomo, in loro scattano subito certi cliché: si immaginano la scena classica del marito relegato in un angolo, ignorato da lei e dal bull. Ecco, vorrei che fosse chiaro da subito: io non sono un cuckold. Non ho nulla contro di loro, per carità, è solo che le mie fantasie seguono una direzione diversa."
“Chi è un cuckold per te?”
“Io posso dire come viene visto da molti, ossia come uno la cui eccitazione gli deriva dall’umiliazione. Spesso sta a guardare passivamente mentre un altro uomo possiede la sua partner. Magari posso sbagliare ma questa è la mia percezione. Io invece quello che voglio è un'esperienza condivisa, non una punizione o un'esclusione. Io voglio interagire. Io voglio che mia moglie goda del fatto di avere due uomini che la mettano al centro delle proprie attenzioni.”
“Ok, chiaro. Mi stai dicendo che non cerchi un sostituto, ma un alleato. Ti interessa la chimica che si crea quando due uomini uniscono le forze per farle perdere il controllo."
“Alleato è la parola giusta. Mi eccita l'idea di essere lì, di toccarla insieme a un altro, di sentire la sua reazione mentre riceve il doppio del piacere."
Stavo per scrivere ma mi sono fermato perché erano riapparse le tre palline del “sta scrivendo.
"Lei adora l'idea di essere posseduta da due uomini che si rispettano e che collaborano per lei. Io voglio farle questo regalo.”
“Sinceramente? Sarei entusiasta di essere l'uomo che scegli per farle provare quell'eccesso di piacere.”
— "Bene. Però, come puoi immaginare, l'ultima parola spetta a lei. Io ho fatto la mia parte, ora deve guardarti negli occhi."
Ha lasciato cadere la frase lì, sospesa, prima di affondare il colpo pratico.
— " Voglio che lei veda il tuo viso. Se le piaci... allora il gioco si fa serio. Mandala qui. Lei è seduta accanto a me, stiamo guardando insieme lo schermo."
Ho sentito l'adrenalina salire rendendo il respiro improvvisamente corto. Tutto d’un colpo ero diventato un corpo sotto la lente d’ingrandimento di lei. C’era qualcosa di spietato in tutto questo e, allo stesso tempo, profondamente eccitante. In pochi secondi avrei saputo se potessi essere l’uomo giusto o un profilo da scartare con un clic. Avevo sessant'anni, non avevo più la sicurezza sfacciata di quando ero giovane; sapevo bene che il tempo aveva segnato il mio viso. La cosa che più mi incoraggiava, in quel momento di attesa snervante, era che loro fossero miei coetanei: giocavamo nello stesso campo, con lo stesso vissuto inciso sulla pelle, e questo mi faceva sperare che cercassero proprio quella sostanza che un ragazzo non avrebbe mai potuto offrire. Mandai la foto. Era la prima volta che lo facevo.
Il silenzio di loro mi soffocava. Poi, apparvero i puntini.
"Lei sta ingrandendo la foto. Non dice nulla, ma sorride. È un buon segno, credimi."
Ho respirato, sentendo il cuore battere contro le costole. Mi sono chiesto se fosse ancora possibile sentirsi così alla mia età, con la gola secca e l'attesa che ti scava lo stomaco come se avessi vent'anni. Forse l'adrenalina non invecchia mai.
Poi, il silenzio della chat è stato interrotto da un messaggio che ha cambiato il ritmo del mio respiro. Non era più lui a scrivere.
" Mi piace come porti i tuoi anni. Ti stavo guardando... e immaginavo le tue mani su di me mentre mio marito mi tiene ferma."
Sono rimasto immobile, con gli occhi incollati a quelle parole. Ero stupito nello scoprirmi ancora capace di essere l'oggetto di una fantasia altrui, di sentire che i propri anni non erano un peso.
— "Hai letto?” – scrisse di nuovo lui – “Direi che l'esame è stato superato. Adesso però basta chiacchiere da sito. Noi non amiamo i posti neutri o gli hotel impersonali, ci piace giocare in casa, dove lei si sente libera di essere sé stessa. Se ti va di raggiungerci ti mando l'indirizzo. Ti aspettiamo per un drink... e per tutto il resto."
Sta succedendo veramente, pensavo.
"Accetto l'invito," ho risposto. "Mandami l'indirizzo, il giorno e l’ora. Sarà un piacere scoprire se dal vivo l'elettricità è la stessa della foto."
Pochi secondi dopo, la notifica è arrivata. Era fatta. La chat era finita, ora iniziava la realtà.
Quel pomeriggio, in perfetto orario ho suonato alla loro porta con una bottiglia di buon vino in mano. Il rumore del battito del mio cuore sembrava coprire il ronzio elettrico del campanello.
Quando la porta si è aperta, il mondo si è ristretto in un istante. Era lei. Aveva un bel viso, di quelli che ti costringono a guardare dritto negli occhi senza deviare. I segni del tempo c’erano, ma non erano affatto difetti: erano i tratti che davano al suo volto una profondità e una bellezza particolare. Indossava una camicia di seta color perla o avorio, portata con i primi bottoni aperti e una gonna nera che le fasciava i fianchi con un’eleganza che lasciava solo intuire ciò che avrei visto più tardi. I suoi occhi sono scesi per un attimo sulla mia mano.
"Vedo che sei arrivato preparato," ha detto con un sorriso. Le ho allungato la bottiglia e lei l'ha presa.
"Entra," ha sussurrato scostandosi. Il suo profumo mi ha investito subito. Ho varcato la soglia e ho percorso i pochi passi del corridoio che portavano alla zona giorno. Lei mi camminava subito dietro. Potevo sentire il fruscio leggero della sua gonna di maglia e quel profumo che sembrava spingermi in avanti, verso l'uomo che mi stava già aspettando. Nel salone, le luci erano soffuse, regolate per creare un’atmosfera intima ma non troppo artefatta. Lui era in piedi vicino a un tavolino basso, un uomo della mia età, con un’aria tranquilla e lo sguardo di chi sa esattamente come padroneggiare la scena.
— "Ben arrivato," ha esordito con un cenno del capo, notando subito la bottiglia che lei gli porgeva. "Vedo che hai letto nel pensiero. Io stavo per aprire un bianco, ma le bollicine sono un inizio decisamente migliore."
Si è avvicinato per stringermi la mano. Una stretta solida, da uomo a uomo con quella complicità che avevamo costruito in chat.
— "Accomodati pure," ha detto indicando il divano in pelle scura. Mi sono seduto sul divano. Lei è rimasta in piedi accanto a me, con la bottiglia ancora tra le mani, come se stesse aspettando un segnale da lui. Lui, invece, non si è seduto subito. È rimasto fermo, a pochi passi di distanza, osservandoci con una calma che non trasmetteva tensione, ma un’attenzione assoluta.
— “Ottima scelta,” ha detto lui, rompendo il silenzio mentre si avvicinava al tavolino per prendere la bottiglia dalle mani di lei.
I loro sguardi si sono incrociati per un attimo, un'intesa muta che non aveva bisogno di parole. Mentre lui faceva saltare il tappo con un rumore secco e preciso — l'unico suono in quella stanza carica di elettricità — lei ha finalmente fatto la sua mossa.
Invece di sedersi su una poltrona distaccata, ha scelto il posto proprio accanto a me sul divano. Nel momento in cui ha accavallato le gambe, la gonna nera è scivolata via docilmente, svelando il bordo scuro delle calze che contrastava con il bianco della sua pelle. È stato un gesto calmo, quasi distratto, ma i suoi occhi erano fissi sui miei mentre lo faceva. Lui si è avvicinato con i calici che già spumeggiavano. Ne ha dato uno a lei, poi si è sporto verso di me.
“A noi,” ha detto con una voce ferma, guardandomi dritto negli occhi.
Abbiamo brindato. Il tintinnio dei cristalli è stato il segnale che il tempo delle chiacchiere da sito era ufficialmente finito. Io sono seduto accanto a lei e lui in piedi. Mi venne in mente quando mi aveva detto nella nostra chat che lui non era un cuckold, intendendo dire che non era passivo. Infatti, era lì, in piedi, come se per mantenere la sua posizione di "regista" della scena, osservandoci dall'alto con quel calice in mano che sembrava quasi una bacchetta da direttore d'orchestra.
“Vedi,” ha continuato rivolgendosi a me, ma senza mai staccare gli occhi da lei, “te l’ho detto che non sono un cuckold. Non provo piacere nel sentirmi escluso. Il mio piacere è vederla vibrare sotto le mani di un uomo che sa cosa sta facendo. E tu, da come la guardi, mi sembri l'uomo giusto.”
Detto questo, si sedette accanto a lei e le posò una mano sulla gamba, un gesto di possesso e complicità assoluta. Poi si voltò verso di me:
“Ti invito a fare come me,” mi disse con voce ferma, “è una sensazione che merita di essere condivisa.”
Lei sorrise e tirò su la gonna ancora di un centimetro, lasciando che il pizzo scuro delle mutandine facesse capolino tra le calze. L’atmosfera nel salone si fece densa, quasi irrespirabile per l'eccitazione. Appoggiai la mano sulla sua coscia, sentendo il contrasto tra la seta della calza e il calore della pelle poco più su. Iniziai ad accarezzarla, sentendo il suo respiro farsi più profondo.
“Mostrati un po’ di più, amore,” sussurrò lui, quasi un ordine impartito con dolcezza.
Lei non se lo fece ripetere. Si alzò dal divano con una lentezza studiata, i suoi occhi fissi nei miei mentre le mani scivolavano sui fianchi. Con un gesto fluido fece scivolare la gonna a terra. Poi iniziò a sbottonarsi la camicia di seta, un'asola alla volta. Quando l'ultimo bottone cedette, la fece scivolare giù dalle spalle lasciandola cadere sopra la gonna; rimase così in reggiseno, perizoma, calze e stivali. Era bellissima! Andrea — si chiamava così, lui — si alzò dal divano con una lentezza carica di intenzione. Le andò alle spalle e, con un gesto esperto, le liberò i seni dal reggiseno.
Mi alzai anch’io e mi portai di fronte a lei. Mentre suo marito le baciava il collo da dietro, le presi i seni tra le mani, sentendoli pieni e caldi contro i miei palmi. Lei inarcò la schiena e un gemette. Da dietro di lei suo marito alzò il capo per un istante e i nostri occhi si incrociarono sopra la spalla di lei. Non servirono parole; in quel silenzio ci fu un tacito patto nel piacere. Poi, con la sua approvazione silenziosa ancora negli occhi, feci scivolare le mani lungo il suo ventre, scendendo con una lentezza tormentosa verso il basso, fin dove l'attesa diventava un fremito inarrestabile.
Lei portò le sue mani sulla mia, che indugiavano sul suo basso ventre, e la premette con forza contro di sé, come a voler dettare il ritmo e la profondità di quel tocco. Poi, senza staccare lo sguardo dal mio, allungò l'altro braccio all'indietro, afferrando i capelli di suo marito per guidare la sua bocca dove lei desiderava. In quel momento capimmo entrambi che non eravamo più noi a condurre il gioco: lei aveva preso le redini dei nostri desideri, trasformandoci nei suoi strumenti.
Fissai le sue labbra, schiuse e umide, poi tornai a cercare i suoi occhi. In quel momento, il desiderio di baciarla mi travolse, ma rimasi immobile. Il bacio è un territorio diverso, è l'atto più intimo, quello che spesso traccia la vera linea rossa in un incontro come il nostro. Restai sospeso, aspettando un segnale, un'autorizzazione silenziosa che mi permettesse di varcare quella soglia. Cercavo nei suoi occhi il permesso di prendermi il suo respiro. Avevo bisogno di sapere che quel bacio non sarebbe stato un furto. Volevo che fosse lei a decidere se potessi spingermi fin lì. La risposta arrivò senza una parola. mi fissò con un’intensità che sembrava leggermi dentro. Poi, con un movimento lento schiuse ancora di più le labbra e inclinò leggermente il capo, accorciando quel poco spazio che ci separava. Fu un invito muto, ma inequivocabile. Non c’era più spazio per i dubbi. Non aspettai altro. La baciai con tutta la forza che avevo trattenuto fino a quel momento, lasciando che le nostre lingue si cercassero mentre la mia mano, ancora affondata nelle sue mutandine, assecondava ogni suo fremito.
Mentre le nostre bocche restavano incollate, sentii che suo marito le tolse le mutandine. Lei allora si staccò da me, ma solo di pochi centimetri. Ci guardò entrambi, con il viso acceso: 'Portatemi di là,' disse, e non era una richiesta, era un ordine sussurrato. Sciogliemmo quel groviglio di braccia e mani quasi con riluttanza, ma la promessa di ciò che ci aspettava sul letto rendeva quel breve distacco necessario. La seguimmo, uno per lato, come una scorta silenziosa verso il buio della camera. Attraversammo il corridoio in un silenzio rotto solo dal fruscio leggero dei nostri passi. Lei camminava al centro, nuda, bella. Arrivati alla soglia, lei entrò per prima senza voltarsi, scomparendo nella penombra della stanza. Io e suo marito ci scambiammo un ultimo sguardo d'intesa prima di varcare il confine. Poi entrammo. Il buio della camera ci avvolse, e il mondo fuori smise di esistere.
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